Una viene dal bosco, l'altra dall'orfanatrofio.
Le gatte, le prime con cui mi trovo a convivere, mi hanno insegnato molte cose, nell'ultimo anno.
Anche a capire meglio la poesia... ;)
Un
gatto che dorme il pomeriggio
nel
larghissimo letto padronale
in
un punto qualunque, però comodo,
che
si sveglia in un’ora qualunque
perché
qualcuno passa e lo carezza,
non
si sveglia del tutto né si chiede
chi
è che lo carezza, ma si sporge
dal
sonno solo un po’
per
stirarsi in arrendevole lunghezza
perché
duri di più quella carezza.
Forse
così potrebbe essere l’amore.
Patrizia Cavalli (Sempre aperto teatro, Einaudi)
Come
dorme bene un gatto
dorme
con zampe e di peso,
dorme
con unghie crudeli,
dorme
con sangue sanguinario,
dorme
con tutti gli anelli
che
come circoli incendiati
costruirono
la geologia
d’una
corda color di sabbia.
Vorrei
dormire come un gatto
con
tutti i peli del tempo,
con
la lingua di pietra focaia,
con
il sesso secco del fuoco
e,
non parlando con nessuno,
stendermi
sopra tutto il mondo,
sopra
le tegole e la terra,
intensamente
consacrato
a
cacciare i topi del sogno.
Ho
veduto come vibrava
il
gatto nel sonno:
correva
la notte in lui come acqua oscura,
e
a volte pareva cadere
o
magari precipitare
nei
desolati ghiacciai,
forse
crebbe tanto nel sonno
come
un antenato di tigre
e
avrebbe saltato nel buio
tetti,
nuvole e vulcani.
Dormi,
dormi, gatto notturno
con
i tuoi riti di vescovo,
e
i tuoi baffi di pietra:
ordina
tutti i nostri sogni,
guida
le tenebre delle nostre
addormentate
prodezze
con
il tuo cuore sanguinario
e
il lungo collo della tua coda.
Pablo Neruda (Navegaciones y regresos)


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